giovedì 1 maggio 2014

Il femminismo come strumento di critica e autodifesa: week end di formazione conviviale

Il contrario di femminismo non è maschilismo. E' masochismo (Gloria Steinem)

Dal 6 all'8 giugno 2014, il femminismo come strumento di critica e autodifesa
Un Week end di formazione conviviale tra donne ad Altradimora (Caranzano-AL)
Facilitatrice Monica Lanfranco
Il seminario si propone due obiettivi:

1) Avvicinare donne di diverse età e provenienza alla conoscenza del percorso storico, politico e tematico dei movimenti delle donne in Italia, e delle conquiste sociali, politiche, economiche e culturali della popolazione femminile.
 
2) Approfondire, con l’uso di materiali multimediali, il tema della presenza del corpo femminile nella politica, nella cultura, nell’immaginario e nella comunicazione.


Il presupposto dal quale parte questa offerta formativa è che senza una buona conoscenza delle radici della propria libertà di donne non si è in grado di poter trasmettere ad altre, e difendere, quelle stesse libertà che si stanno esercitando.

Altradimora vi accoglie in camere da 2/3/4 posti forniti di biancheria e asciugamani; si mangia vegetariano (chi ha problemi di intolleranza lo segnali a Monica).
Si arriva dopo le 18 di venerdì, si cena, si vede un film assieme. Sabato si lavora dal mattino alla sera (con pausa pranzo e cena). Domenica si lavora fino a pranzo, ripartendo nel primo pomeriggio, dopo uno spuntino.
Sono gradite vettovaglie (cibo e vino) da condividere con le altre.
Chi non potesse arrivare venerdì può arrivare sabato entro le 10. Se è possibile portare con sé un oggetto caro (libro, abito etc) con il quale raccontare in breve la propria storia di donna.
Contributo 65 € - Iscrizioni entro 22 maggio
Scrivere a monica.lanfranco@gmail.com oppure tel. 347 0883011
Arrivare in treno: la stazione più vicina è Acqui Terme (vi si viene a prendere)
Arrivare in auto: si esce o a Ovada o ad Alessandria, poi verso Acqui terme.

Altre info su www.altradimora.it e sulla pagina facebook  

giovedì 10 aprile 2014

#Womenaeurope. Prima riunione della rete WAE: due riflessioni

Il 6 aprile 2014 si è tenuta a Milano la prima riunione della rete Wae di Womenareurope
Luciana Bova e Assunta Sarlo, due tra le oltre 100 partecipanti, condividono qui alcune riflessioni sulla situazione italiana alla vigilia della manifestazione del 12 aprile contro la legge 194, e dopo la campagna sulla fecondità lanciata dalla ministra Lorenzin:

sabato 8 marzo 2014

8 marzo 2014: appunti dal femminismo

Un breve video con le tre parole chiave utili per ri-cominciare a narrare il percorso di conquiste di libertà che le donne che hanno partecipato al movimento di liberazione hanno messo a disposizione di tutte e tutti.
Buon 8 marzo tutto l'anno a tutte!


martedì 25 febbraio 2014

WAE-Women Are Europe fa un bilancio e rilancia

WAE (Women Are Europe) è la rete che dall’Italia ha organizzato il supporto ai movimenti delle donne spagnole contro la gravissima offensiva fondamentalista sull’autodeterminazione nei diritti riproduttivi. Monica Lanfranco ha incontrato a Firenze Lea Fiorentini Pietrogrande per fare il punto sull’evoluzione delle rete e sulle prossime iniziative in Italia e in Europa. Riattiviamoci da tutte le regioni, è il momento di farlo proiettandosi in Europa.
Ascoltate l'intervista su www.radiodelledonne.org

giovedì 13 febbraio 2014

Rising for Justice: a Genova e dintorni

Ci vediamo per danzare con One Billion Rising a Genova, per la giustizia, contro la violenza sulle donne, venerdì 14 febbraio alle 17:30 in Via Garibaldi davanti al Municipio.
Indosseremo tutte i colori rosso e nero di OBR… Se non hai potuto partecipare alle prove non importa, se vuoi ripassare la coreografia la trovi qui:



L'iniziativa genovese è organizzata da Snoq Genova, Cgil, Spa Politiche di donne e Rete di donne per la politica, con la collaborazione con la Palestra Push & Pull, e con il patrocinio del Comune di Genova e del Municipio I Centro Est. A livello nazionale: Coordinamento OBR Italia,  • Altri appuntamenti in Liguria:
• LA SPEZIA: Piazza Mentana 
• VENTIMIGLIA: Piazza Sant'Agostino ore 17.00 

mercoledì 12 febbraio 2014

Di ritorno dalla riunione di Torino sul bilancio al femminile delle giunte 50e50

di Laura Guidetti (Marea), Genova
Condivido con voi alcune riflessioni portate alla prima riunione, svoltasi a Torino, nell'ambito del progetto per una prima valutazione, da parte delle donne, delle giunte 50e50.
Il caso Genova: alcuni dati sociali e politici che non abbiamo saputo prendere in considerazione sotto la spinta della formula 50/50, più donne nelle giunte, che sembrava di per sé efficace per introdurre un cambiamento nella politica delle amministrazioni locali.
Parto da un pensiero di fondo, che il livello di emancipazione delle donne genovesi  medio alto. Hanno avuto un ruolo importante nella resistenza; numerose sono entrate a lavorare nelle fabbriche quando mancava la manodopera maschile; hanno inaugurato il calo demografico e continuano a mantenere un tasso di natalità tra i più bassi; a Genova si verifica il più alto numero di divorzi e nei matrimoni la scelta prevalente  per la separazione dei beni;  tra le città con un maggior numero di associazioni femminili, pur con pochissima integrazione fra loro.
Altri dati (tratti da Cambiare le parole per cambiare il mondo di G. Ruggeri): 1) da un sondaggio Abacus del '99: alle donne genovesi interessa parecchio meno che alle italiane se ci sono più donne in politica 2) da una ricerca del 2007 pubblicata da Leggendaria, dedicata alle posizioni apicali delle donne, a Genova le donne ai vertici di Enti e Istituzioni erano parecchie ma non se ne erano neppure accorte, men che meno avevano avuto l'idea di fare rete a vantaggio di tutte. 3) nello stesso periodo, da un altro sondaggio Abacus somministrato alle consigliere comunali, era emerso che nessuna di loro aveva cercato il voto delle donne in campagna elettorale; dichiarando di aver fatto ogni sforzo per essere considerate come persone.
Come era possibile, con queste premesse, aspettarsi il cambiamento solo attraverso un riequilibrio numerico tra uomini e donne nelle giunte e nelle assemblee elettive? Abbiamo scambiato la forma con il contenuto: era più facile affidarsi alla formula 50/50 piuttosto che entrare nel merito dei problemi della governance in periodo di crisi economica e sociale. Chi  intervenuta in modo critico, a partire dall'altra formula dominante il dibattito, quella della trasversalità,  rimasta ai margini, con una Snoq che occupava gli spazi mediatici coprendo le voci alternative. Ben presto però abbiamo visto eclissarsi tutte quelle candidate che hanno partecipato agli incontri per promuovere le donne nella politica, sia quelle elette che non (in contatto ne sono rimaste proprio poche): andava bene la vetrina elettorale ma poi  finita lì.

sabato 8 febbraio 2014

Gioco d'azzardo: da Genova un esempio per tutte le amministrazioni

Abbiamo descritto qui le spaventose dimensioni del business del gioco d'azzardo, e le sue ancor più spaventose conseguenze sulle famiglie italiane. Ora la Liguria, grazie a Elena Fiorini, Assessora alla Legalità e diritti del Comune di Genova, dà un importante esempio alle altre amministrazioni, con un regolamento sul gioco d'azzardo tendente a disciplinare l’apertura delle sale slot. 

Per contrastare il fenomeno il regolamento impone una distanza minima di 300 metri da "luoghi sensibili" come scuole, parchi pubblici, stabilimenti balneari, e di almeno 100 metri dagli sportelli Bancomat; norme che i gestori che lucrano sulla disperazione e sulle ludopatie hanno cercato di bloccare con ben 15 ricorsi, ma invano. Il Tar ne ha infatti ritenuto legittimi i procedimenti in materia di regolamenti comunali e in base ai principi della Corte Costituzionale, limitando solo la regolamentazione degli orari, che richiederebbe apposita ordinanza sindacale: su questi il Consiglio comunale può invece dare delle linee guida. L'assessora ha così commentato: “Il Tar ha dato una sentenza importante e articolata che riconosce la piena competenza ai Comuni a disciplinare l’esercizio del gioco sul loro territorio, senza invasione di competenze statali. E’ un nuovo tassello che si aggiunge alla legge regionale per arginare il fenomeno dei mini casinò proprio di supporto ai cittadini e di supporto alle tante istanze che ci sono state da parte della cittadinanza per non vedere le persone coinvolte e rovinate dal gioco. Ci stiamo muovendo nella strada giusta per la tutela della sicurezza, dell’incolumità e della salute. L’amministrazione genovese sta dimostrando che si può fare, auspichiamo che molti comuni ci seguano su questa strada”.


Scrivono i giudici del Tar Liguria: "A conferma dell’orientamento recentemente espresso con sentenza nr. 158/2013, il ricorso è infondato e va respinto e ciò rende privo di interesse l’esame delle eccezioni in rito variamente formulate dall’Amministrazione resistente”. E questo il testo della sentenza:
La prima deduzione difensiva, con la quale si lamenta l’incompetenza del dirigente comunale all’adozione del provvedimento di diniego di installazione delle macchine di raccolta di gioco lecito di tipo “videopoker” relativamente agli aspetti disciplinanti la relativa localizzazione ai sensi della LR nr. 17/2012, va respinta con semplice richiamo alla sentenza nr. 158/2013 che ha già chiarito come tale competenza sussista ai sensi dell’art. 107 TUEL, applicabile al caso di specie trattandosi di atto ampliativo della preesistente autorizzazione commerciale per la rivendita di alcuni generi di monopolio e riconducibile al genus di cui all’art. 86 del RD 773/1931.
La seconda deduzione difensiva, secondo cui la disciplina di cui alla LR n. 17/2012 non troverebbe applicazione per le rivendite di tabacchi, è infondata, attesa la circostanza ampiamente evidenziata negli scritti difensivi del Comune di Genova, secondo cui la medesima LR distingue espressamente tra “sale giochi” e “gioco lecito nei locali aperti al pubblico” (cfr. art. 1, comma 2, che disciplina l’ambito di applicazione) e si propone, tra i suoi obiettivi, di regolamentare la distribuzione delle apparecchiature per il gioco lecito sul territorio, nell’ambito delle competenze spettanti alla Regione in ordine alla tutela della salute e delle politiche sociali, al fine di prevenire il vizio del gioco anche se lecito, condizioni, queste, cui è del tutto razionalmente preordinata una disciplina uniforme che non avrebbe senso limitare esclusivamente alle sale giochi solo perché le rivendite dei tabacchi hanno già, nel proprio patrimonio, la possibilità di rivendere altri generi di giuochi e scommesse (che non sono omogenei a quelli per cui è causa, considerate le differenze strutturali anche in termini di impatto psicologico individuale sull’utenza).
Questi ultimi argomenti conducono il Collegio a dover ritenere la manifesta infondatezza dei vari profili di incostituzionalità della norma che sono stati prospettati dalla parte ricorrente e che quest’ultima ripropone assumendo che non sarebbero stati trattati nella sentenza della Corte Costituzionale nr. 300 del 10 novembre 2011.
In particolare, è manifestamente infondato il primo motivo di illegittimità dedotto al capo nr. 4 del ricorso, con il quale si contesta la razionalità della previsione legislativa nella parte in cui colpirebbe immotivatamente le rivendite dei tabacchi che già operano in settori di gioco (come le lotterie, i gratta-e-vinci etc.) a discapito di altri locali, e con il quale si contesta altresì che la limitazione dei 300 metri dai luoghi di culto implicherebbe discriminazione religiosa: in tutta evidenza, la limitazione spaziale non colpisce alcune rivendite a discapito di altre, ed è ispirata alla tutela di determinati luoghi solo in ragione della normale utenza che vi fa capo, con evidenti implicazioni di ordine sociale che non assumono a proprio oggetto di tutela protezione di sentimenti religiosi o altri presupposti discriminanti.
Che poi l’uso delle macchine sia interdetto ai minori degli anni 18, come prospetta parte ricorrente, non ha attinenza con la disciplina delle distanze da luoghi come le scuole, dal momento che quest’ultima attiene ad un diverso profilo inerente profili di salvaguardia fattuale degli interessi che il legislatore vuole tutelare.
Analoghe considerazioni vanno quindi svolte per l’ulteriore aspetto di irrazionalità della legge che secondo parte ricorrente (al punto 4.2 del ricorso) sarebbe da ravvisarsi nella indimostrata incidenza delle distanze sulle esigenze di protezione della sicurezza urbana, viabilità, inquinamento acustico e quiete pubblica: l’installazione di macchine da gioco, già in tesi, è volta ad aumentare i servizi rivolti alla clientela delle rivendite come quella del ricorrente, e dunque astrattamente idonea ad incidere sulla quantità della clientela, con conseguente non manifesta irrazionalità della disciplina regionale.
Quanto sopra indicato circa la corrispondenza tra la disciplina delle distanze e le finalità di prevenzione sociale che la legge esplicitamente raffigura consente poi di respingere l’ultimo argomento con il quale parte ricorrente vorrebbe evidenziarne l’illegittimità costituzionale, perché non sussiste alcuna interferenza in profili di legislazione statale, che assolve invece ad altri requisiti di tipo soggettivo e di tutela dell’ordine pubblico.
Da ultimo va affrontato l’ argomento di censura secondo cui la disciplina delle distanze di cui alla LR in esame sarebbe inerente la materia della disciplina tecnica di rilievo comunitario.
Anche tale argomento di censura va respinto, dal momento che la disciplina tecnica afferisce alla dimensione ontologica del prodotto e delle sue caratteristiche di offerta, non alla localizzazione che è questione esterna ad esso e meramente territoriale, quindi estranea alle materie indicate.
Per tutte queste ragioni, dunque, il ricorso è infondato e va respinto.
Le spese seguono la soccombenza e si liquidano come in dispositivo.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Liguria definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo rigetta. Condanna parte ricorrente alle spese di lite che liquida in € 2.000,00.
Fonte della sentenza: agenzia DIRE